Lettori fissi

domenica 30 settembre 2012

Di norma, i tunnel non hanno solo un'entrata.

Bene. Bene bene bene. Ultima serata settembrina, ultima serata semi-tranquilla prima dell'inizio della fine. Sarà un semestre molto impegnativo, per me come per molte di voi, immagino. Sono un po' preoccupata. Davanti ho un programma dettagliato, un programma che scandirà le ore di tutte le mie giornate, da domani a metà dicembre. Dalle 6 del mattino alle 8 di sera. Niente pause. L'ampio respiro quest'anno non è contemplato. Chissà se sarò in grado di combinare qualcosa di buono. Non ho nemmeno grandi alternative, se ho intenzione di portare a casa risultati. E voti di esami. E crediti.
Stasera il mio fidanzato non c'è, è già in zona universitaria. Mi sento antica a volte, nel chiamarlo "fidanzato". Non che ci sia nulla di sbagliato, solo mi ven da sorridere. Il termine fidanzato, significa qualcosa di più. E' un po' come se fosse stata fatta una promessa. Proprio io, che mi immaginavo sola per i prossimi quindici anni (almeno), ora, ho un anello al dito. Un anello che sta a simboleggiare un'idea. Un'idea di condivisione futura. Condivisione di un letto, di un sogno, di una vita. Simbolo di un patto d'amore. Mi sembra qasi impossibile, ecco. Vi è mai capitato di sentirvi vuote? Vuote di tutto. Di sentirvi un guscio che si trascina silenzioso, muovendo piccoli passi indisturbati nelle vite altrui, quelle di chi ci sta attorno. Come se foste incapaci di comunicare davvero. Incapaci di provare emozioni. Incapaci di muovervi. Io si. Infinite volte. Non sentivo niente. Quasi mai. Tristezza, a volte. Rabbia, magari. Desiderio di mortificarmi, ogni tanto. E' qui che ho capito il motivo per cui esistono persone che si fanno del male, fisicamente intendo. Almeno credo. E' solo che, a volte, il dolore è sentire. Una lama è fredda. E' profonda. Sottile. Una lama entra dentro. Ti congela il sangue sotto pelle. Si mischia a qualcosa di tuo. Io fingevo indifferenza nei confronti di me stessa, quando ero troppo stanca anche per il disprezzo. Perchè in effetti, il disamore di se porta via tanta energia. Succhia tutto quel che trova. Rade al suolo intere personalità. Ultimamente mi sembra che qualcosa stia cambiando. Sento qualcosa che si muove, dentro. Come se si stesse liberando un po' di spazio. Come se un po' di disistima mi stesse abbandonando, per lasciarmi modo di riempire il vuoto a mio piacimento. Magari con un po' di riguardo per me stessa. Quasi che la mia testa avesse deciso di recuperare ossigeno, di respirare. Sto cominciando a vedere le cose più lucidamente. Ho pensato che, al di là del "come" voglio essere, c'è anche il "chi" voglio essere. Vorrei essere capace. Capace di tutto. Capace di amare. Gli altri, come me stessa. Capace di condividermi. Capace di rendere felice qualcuno. Capace di realizzare i miei sogni e non solo di mettere a tacere le mie paranoie. Capace di pormi un obbiettivo e di tagliare il traguardo. Capace di grandi cose, grandi anche per gli altri. Capace di credermi capace.
Si, io mi sto impegnando per essere quel chi. O, perlomeno, mi piacerebbe tanto.

http://www.youtube.com/watch?v=0b0tzxc-O8U&feature=fvst

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