Ho rimandato fino all'ultimo gli aggiornamenti. Non so nemmeno io perchè. E' da agosto che ho aperto questo blog, non so dirvi neanche come, eppure, ogni volta che lo apro, ogni volta che leggo i vostri post, ogni volta che mi metto davanti al pc pensado a cosa potrei lasciarvi, mi sento un po' come a casa. E a casa l'ambiente è confortevole, a casa non ci si vergogna di essere se stessi, a casa non ci si nasconde sotto i divani. A casa c'è quel clima caldo e confortevole che rimpiangi quando sei lontano. Qui mi sento io. Anche quando non scrivo, io ci sono. Vi leggo. Spesso non lascio commenti perchè ho paura di essere di troppo. Ma quando qualcuno scrive righe solari, sorrido anche io. Quando invece qualcun altro riversa il buio che ha dentro, comprendo, resto in silenzio. Forse perchè a volte non c'è poi molto da dire. La tristezza ti strizza tutto. Che altro si potrebbe mai aggiungere? Magari è solo che non sono brava a consolare gli altri. Non ci sono quasi mai riuscita nemmeno con me stessa. In fondo, lo sguardo di chi sente quello che stai urlando a bocca chiusa, è già quasi un conforto, anche senza essere accompagnato da parole. Solo che non vi posso guardare negli occhi.
Dal primo post ho perso circa 5 kg. Non sono molti. O forse lo sono, ma non sono mai abbastanza. A volte mi sento persa, come se la mia meta fosse irraggiungibile. Altre la sento più vicina, perchè mi rendo conto che la mia meta è da ridimensionare. Non so cosa voglio. Mi capita di pensare che vorrei assottigliarmi, sempre più, scavarmi, fino a sparire. Poi invece guardo le foto di quando sottile lo ero davvero, e mi sembra di scorgere tanta tristezza, dietro quel viso appuntito. Allora mi dico che forse ora sto meglio, che desiderare di tornare come allora, sarebbe un po' come desiderare di "non vivere". Scivolo tra alti e bassi, come tutti. Dove miglioro da una parte, peggioro dall'altra. In questi mesi, in qualche modo, ho migliorato la percezione che ho di me. O semplicemente, forse, ne ho una più lucida. Però, ho sviluppato una sorta di panico nei confronti della gente, dei luoghi affollati. Ogni volta che metto il naso fori di casa, che, levati i viaggi da e verso la facoltà, sono davvero poche, tento di ridurre al minimo l'impatto con il resto del mondo. Il primo pensiero è quello di poter tornare tra le mura della mia stanza il prima possbile. Non riesco a controllarmi. E' come se in quei momenti fossi in apnea, aspettando di tornare a poter respirare. In una cosa mi sto impegnando, a non fidarmi di me, o per lo meno, a non fidarmi dei sentimenti negativi che provo nei confronti di me stessa. Ho smesso di farmi del male. Mi sono affidata ad una dietologa e ora faccio quello che mi dice lei, consapevole che, se non altro, mi fa del bene. Per il momento, non ho il coraggio di salire sulla bilancia. Ho troppa paura che una delusione possa portarmi di nuovo sulla strada sbagliata. Sarà la doc a pesarmi, quando sarà il caso. Io seguo le direttive, come un soldatino, un soldatino che lotta per la propria salute, per la propria felicità, per sentirsi bene nel corpo che ha, senza maltrattarlo. Non è facile mettere a tacere le voci che mi ronzano nella testa. Quelle che mi dicono che sono grassa, che devo porvi rimedio al più presto, che non mi merito nulla di buono, che farei meglio a trovare una soluzione per essere almeno presentabile pubblicamente. Ma vado avanti. Devo solo fingere di non sentirle, tenermi occupata, seguire le indicazioni.
Mi piacerebbe, un giorno, così, senza preavviso, svegliarmi felice. Felice davvero.
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