Lettori fissi

venerdì 7 settembre 2012

E' come essere di vetro

A volte é come essere invisibili. Non invisibili sul serio,si intende, altrimenti parte della dannazione sarebbe risolta. E' un'invisibilità profonda. E' come essere guardati, ma senza essere visti. E' come se vivere tutto questo, fosse incomprensibile ai più. Come fai a spiegare il disagio di vivere? Come le spieghi le paranoie? Come dai voce ai tormenti? Io non ci riesco. Penso di apparire semplicemente un po' fissata, ecco tutto. Tutte le mie crisi, il mio malessere, le mie frustrazioni, condensate in una parola così superficiale, così fastidiosa: Fissazione.
Mi dico che forse volere una magrezza fuori dal comune è un grido d'aiuto, un'estrema richiesta di comprensione, quasi implorare che qualcuno si accorga del dolore. Può sembrare un pensiero banale, chissà quanto lo è in realtà. A me la magrezza piace, intendiamoci. Non è solo questione di modelli proposti o imposti da una società di un certo tipo. La figura sottile, slanciata, esile, mi ammalia. Il mio ideale di bellezza è fragile, etereo.
Però mi domando se sia semplicemente questo. E' possibile che ciò che hai dentro, per essere notato dalla gente, necessiti di un impatto visivo? Di un incontro/scontro fisico? Perchè per sapere chi sono dovete notare le mie clavicole? Perchè a farvi riflettere devono essere un paio d'occhi enormi, persi in un viso affilato? Perchè soltanto vedere qualche costola in più vi impressiona?
E' il buio che certe persone conservano dentro, non sono soltanto ossa appuntite e guance scavate.


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