Lettori fissi

mercoledì 2 gennaio 2013

La bocca di Jun.

Questa notte ti ho rivisto, in sogno. Eravamo noi, illuminati dal riflesso della luna in uno specchio d'acqua. Eri bello da togliere il respiro, come sempre. E come sempre magnetico, non riuscivo a toglierti gli occhi di dosso, le mani dal cuore. Avevo solo voglia di allungarmi verso di te, di toccare la tua pelle. Un sentimento affettuoso mi ha sciolto dentro. Poi eravamo nell'acqua, tu appoggiato di schiena ad una roccia, io che mi stringevo a te, due corpi nudi e bagnati nella notte. E abbiamo fatto l'amore. Del sesso meraviglioso. E da quando mi sono svegliata non smetti di trapanarmi la fantasia, di rovesciarmi tutti i pensieri. E continuo a chiedermi se succederà mai più, perchè io credo di no, credo che non mi porterai più fra gli alberi di notte, come una volta, sdraiati al fresco di un agosto reso interessante solo dalle tue mani addosso a me, dai tuoi occhi sul mio corpo. Se potessi descrivere una bellezza disarmante, di quelle irresistibili, sarebbe la tua. Vederti è desiderarti. Pensavo di averti evitato abbastanza.

Ma più di ogni altra cosa – sia che ridesse o urlasse o tacesse o semplicemente stesse li, come ad aspettare – la bocca di Jun Rail. 
La bocca di Jun Rail non ti lasciava in pace. Ti trapanava la fantasia, semplicemente.
Ti impiastricciava i pensieri.
“Un giorno Dio disegnò la bocca di Jun Rail. É lì che gli venne quell’idea stramba del peccato.”

Nessun commento:

Posta un commento