Tormenti, idee, riflessioni, sorrisi. Frammenti di vita.
Lettori fissi
mercoledì 30 gennaio 2013
Imparare a sopravvivere
Non ho più parlato di cibo, nè di peso. E non è che io non ne abbia parlato perchè non ci pensi. Tuttaltro. Passo le mie giornate a sognare. Sognare come mi piacerebbe essere, come vorrei impegnarmi a diventare. Mi immagino diversa, atletica, tonica, magra. Mi immagino sicura di me. Mi immagino felice in mezzo agli altri. Semplicemente ho smesso di scrivere di queste cose perchè mi fanno paura, sotto molti punti di vista. Ho paura di non riuscire ad essere come mi piacerebbe. Ho paura di sentirmi un fallimento. Ma, nonostante possa sembrare assurdo, ho anche paura di non riuscire a controllarmi, di non sapere mai dire basta, ancora una volta. Mi terrorizza l'idea di perdermi di nuovo. Di perdere di vista le priorità, gli impegni, la vita. Mi vorrei magra, ma non ridotta ad un vegetale. Li vedo sempre i miei jeans 38 nell'armadio. Sono tutti impilati in un angolo, schiacciati sul fondo, vicino ai maglioni. Stanno insieme ai pantaloni e alle maglie taglia 12 anni. Fingo sempre di non guardarli, occupata come sono a frugare tra leggins e maglioni oversize, per nascondere le forme ritrovate, però li vedo, con la coda dell'occhio. Li vedo e non sono sicura di quello che penso a riguardo. Mi suscitano tormento, credo. Rappresentano quello che desideravo essere, quello che la fame, la fatica e le ossessioni mi avevano portato ad essere. Vorrei poter ricominciare, vorrei poter credere di avere la forza di tornare in forma. Ma non sono sicura di potermi far bastare un corpo "in forma". Una volta ero asciutta, avevo un corpo tonico e muscoloso. Poi il declino, la discesa del peso, sempre di più. Mi prosciugavo anima e corpo. Forse tentavo di rimpicciolirmi il cuore. Probabilmente invece mi sono rimpicciolita il cervello, ho risucchiato via tutti i pensieri buoni, anzi, tutti i pensieri e basta. Non mi rimaneva più niente, nemmeno la voglia di vivere. Poi la risalita. Inizialmente un inferno, nemmeno avevo capito da che cosa mi sarei dovuta risollevare. La ripresa (forzata) del peso. Poi la bulimia. Poi il ritorno della lucidità, insieme al (inaccettabile) "normopeso" (più over che normo). E adesso eccomi qui, di nuovo io. Ho perso qualche kg, in modo da essere davvero normopeso. Ma mi ritrovo di nuovo a volere di più. E mi ritrovo in dubbio, spaventata. Le cose sono diverse adesso. Non sono più infelice come prima. Non ho più il cuore straziato, il cervello annebbiato. Amo e sono riamata. E mi impegno per diventare un medico. Questo sta a significare che non posso studiare con il pensiero di voler salvare gli altri se prima non sono in grado di salvare me stessa. Ho imparato a nutrirmi. Ho imparato cosa è buono e cosa no. Eppure, a volte, mi sembra di sentire l'eco di una vocina nella testa. Vorrei poter dire che seguirò una dieta equilibrata e adeguata ai miei fabbisogni, che ritornerò nel pieno dell'attività sportiva, che piano piano recupererò la forma. Ma quella vocina mi spaventa. Se il mio essere in forma non dovesse bastarle? Se le calorie tornassero a ridursi? E lo sport ad aumentare? Il peso a scendere troppo? Una parte di me preferirebbe rimanere nel piccolo stagno, dove si è ristabilito un clima sereno. Ma nel profondo vorrei essere capace di tornare nell'Oceano e di sopravvivere. Vorrei tanto poter dimostrare che ho smesso di annegare, che ho imparato a nuotare.
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