Tormenti, idee, riflessioni, sorrisi. Frammenti di vita.
Lettori fissi
venerdì 4 luglio 2014
Sfogarsi fa bene alla salute, dicono
Ieri pesavo di nuovo 64 kg. Non malissimo insomma. Certamente non sono dimagrita rispetto all'ultima visita dal dietologo, ma nemmeno ingrassata così tanto, circa mezzo kg. Sto facendo un po' di pasticci in questi giorni, mangio male, a volte di più, a volte di meno, a volte ghiaccioli e gelati, a volte litri di latte e biscotti, a volte vado fuori a cena, altre cerco di restringere. Sono in palla insomma, come sempre. Mi guardo allo specchio e vedo solo difetti. Ogni volta che devo vestirmi per andare da qualche parte è un tormento, niente mi sta bene come vorrei, o mi compre abbastanza o mi fa sentire bella, nemmeno carina. Dio mio quanto detesto questa vita passata a nascondersi invece che ad accettarsi e sapersi apprezzare. Eppure è così, non so che farci. Sono anni che non mi piaccio, chissà se mi sia poi mai piaciuta. Ieri ho dato un esame grosso. Eravamo tutti seduti in un auletta ad anfiteatro, aspettando il nostro turno. Ad un certo punto vedo una ragazza, una ragazza magrissima. Era piuttosto alta, capelli finissimi, biondi, raccolti. Jeans chiari, maglietta lunga, entrambi troppo larghi per lei. Aveva due gambe talmente sottili, due braccia esili. C'è ancora qualcosa nella mia testa, qualcosa che non va, una specie di pensiero a sonagli che come il fumo non si può palpare, non lo vedi ma c'è, si infila dappertutto. Quel pensiero a volte mi spinge ad invidiare le ragazze come quella, a patire, ad arrovellarmi. Vorrei non ci fosse, ma mi accontento che sia sottile. Una volta quel pensiero mi dominava, mi stringeva le dita intorno alla gola, era un tormento.Da un paio d'anni coesiste in me una seconda voce. Quella voce mi sussurra parole lucide, razionali. Mi permette di notare che ieri, quella ragazza, sembrava talmente stanca. Aveva grosse occhiaie nere, un viso affilato e pallidissimo, occhi spenti. Sembrava avere a malapena la forza di trascinarsi da una parte all'altra di quell'anfiteatro. Anche quando si rivolgeva a qualche altra persona con tiepidi sorrisi e parole brevi, di circostanza, percepivo che i suoi pensieri erano altrove. Era come se non ci fosse, come se pensasse ad altro, come se vivesse in una realtà parallela. Una volta probabilmente avevo quell'aspetto anche io. Adesso non arrivo a desiderarlo così tanto. Eppure vivo in questo limbo di amore ed odio per me stessa. E continuo a sentirmi e vedermi fuori misura, inadeguata. E insisto nel tentativo di dimagrire. E meno ci riesco più mi sento frustrata, più ingrasso e ridimagrisco. Per ritrovarmi sempre bloccata più o meno allo stesso peso, che non mi piace. E mi fa sentire orrenda. Così siamo punto e a capo. Mah.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento